HomeAssociazioni e Squadre › Sport e disabilità a Belluno: quali associazioni facilitano davvero l’inclusione?
Associazioni e Squadre

Sport e disabilità a Belluno: quali associazioni facilitano davvero l’inclusione?

📅 24 Agosto 2026✍️ di Gianluca Corradi⏱️ 4 min di lettura

Quando parliamo di sport e disabilità, non dovremmo pensare solo ai Giochi Paralimpici o agli atleti professionisti. La realtà è molto più vicina a noi: riguarda le associazioni locali, gli impianti pubblici, le persone che ogni giorno cercano uno spazio dove potersi muovere, divertirsi e stare insieme. Belluno, città circondata dalle Dolomiti, negli ultimi anni ha visto nascere e svilupparsi realtà importanti dedicate all’inclusione sportiva. Ma quali associazioni funzionano davvero? Quali mettono il risultato prima di tutto e quali, invece, costruiscono percorsi autentici? Dopo anni a coordinare tornei e maratone cittadine, ho imparato a riconoscere la differenza tra lo slogan e la pratica quotidiana.

Cosa significa davvero inclusione nello sport

L’inclusione non è uno slogan da mettere in un manifesto. Funziona come quando costruisci una rampa d’accesso: non è sufficiente dire che c’è, bisogna che sia larghe il giusto, inclinata correttamente, mantenuta pulita. Nel mondo dello sport, l’inclusione richiede la stessa precisione. Significa garantire che una persona con disabilità possa accedere agli impianti, trovare istruttori preparati, partecipare senza sentirsi una eccezione ma parte naturale di un gruppo.

A Belluno, questa consapevolezza è ancora in costruzione. Alcune realtà associative l’hanno capita bene, altre meno. La differenza la noti subito: dalle strutture disponibili alle competenze degli allenatori, dal modo in cui viene comunicata l’attività fino al follow-up personale con i partecipanti.

Qui entra in gioco il Decreto Legislativo 36/2022, che ha rinforzato gli obblighi di accessibilità negli impianti pubblici e privati. Non è solo carta, è il quadro normativo che ogni associazione dovrebbe conoscere e applicare.

Le associazioni che funzionano a Belluno

Nel territorio bellunese esistono realtà che hanno scelto di fare dell’inclusione il proprio nucleo centrale, non un’aggiunta. Prendiamo l’atletica leggera: nelle zone montane come questa, lo sport all’aperto è naturale. Le piste sono lì, gli impianti ci sono. Ma ti basta guardarti intorno per capire se c’è vera volontà di accoglienza.

Alcune associazioni atletiche bellunesi hanno sviluppato sezioni dedicate agli atleti con disabilità motoria e visiva. Non si tratta di un programma parallelo, ma di allenamenti integrati dove atleti normodotati e atleti con disabilità condividono lo stesso spazio, gli stessi tempi, spesso gli stessi istruttori. Ho visto diventare amici ragazzi che all’inizio sembravano appartenere a mondi diversi. Lo sport ha questo potere.

Nel nuoto, la situazione è più complessa. Non tutti gli impianti pubblici bellunesi hanno vasche attrezzate con sollevatori meccanici o piscine poco profonde pensate per l’accesso. Però le associazioni che investono in questa direzione – anche economicamente – vedono crescere la loro comunità. Offrono percorsi di acquaticità per bambini con disabilità, poi nuoto ricreativo, talvolta anche competitivo.

Il basket in carrozzina è un esempio affascinante. Non è uno sport secondario: richiede tecnica, tattica, velocità. A Belluno, gruppi di ragazzi con disabilità motoria hanno iniziato a praticare questa disciplina grazie a educatori che credono nel potenziale di ogni persona. Non tutti diventano campioni, naturalmente. Ma tutti trovano benessere fisico, socialità, autostima.

I nodi critici ancora da sciogliere

Essere onesto significa anche dire dove le cose non funzionano. Il primo problema è la sostenibilità economica. Le associazioni sportive dilettantistiche vivono di iscrizioni, contributi pubblici e sponsorizzazioni. Quando aggiungi il costo di istruttori specializzati, attrezzature accessibili e trasporti, il bilancio diventa difficile. Quante associazioni a Belluno possono permettersi tutto questo?

Il secondo nodo è la formazione. Non basta essere un buon allenatore di atletica per allenare atleti con disabilità visiva. Servono competenze specifiche, aggiornamenti continui, una mentalità diversa. Quanti istruttori nella provincia bellunese hanno questa preparazione? Pochi. E qui c’è ancora molto da fare.

Il terzo aspetto riguarda la continuità degli impianti. Uno stadio ben attrezzato al centro città rimane inutile se non c’è trasporto pubblico accessibile per raggiungerlo, o se gli orari non coincidono con quelli lavorativi dei genitori. Ho coordinato decine di eventi e so come questi dettagli pratici, apparentemente piccoli, possono escludere intere fasce di popolazione.

Infine, c’è un aspetto psicologico che nessuno menziona abbastanza: la percezione. Molti genitori di bambini con disabilità ancora non credono che i loro figli possano praticare sport vero, non diluito. Pensano ai centri riabilitativi, non alle associazioni sportive. Cambiare questa percezione richiede comunicazione consapevole e testimonianze concrete.

Cosa puoi fare come cittadino

Se vivi a Belluno e conosci una persona con disabilità interessata allo sport, il primo passo è informarsi. Contatta direttamente le associazioni, chiedi quale è la loro reale esperienza, visita gli impianti. Non accontentarti di promesse vaghe.

Se sei un genitore, ricorda che il Codice dello Sport italiano riconosce pari dignità agli atleti con e senza disabilità. Le associazioni dovrebbero viverla così nella pratica quotidiana, non solo sulla carta.

E se sei parte di un’associazione sportiva? Allora è il momento di fare un onesto esame di coscienza. L’inclusione non è trendy, è giustizia. Nel vostro caso specifico significa investire, formarvi, ascoltare le persone con disabilità e le loro famiglie. Perché lo sport, quello vero, è un diritto. Non un privilegio di pochi.

Gianluca Corradi

Gianluca ha trascorso gran parte della sua carriera come coordinatore di tornei di atletica leggera e maratone cittadine. La sua prospettiva parte sempre dal ruolo degli impianti all'aperto e dalle esigenze reali degli atleti.